Tutti pazzi per la cucina kasher, nasce l’ App con i prodotti certificati

Tutti pazzi per la cucina kasher, nasce l’ App con i prodotti certificati

cccccc

26 settembre 2016

Il moltiplicarsi di intolleranze e allergie spinge la dieta ebraica. Nel mondo la seguono 35 milioni di persone che la considerano una garanzia  visto che traccia il prodotto in ogni sua fase di trasformazione. A fine giugno Il ministero dello Sviluppo Economico  lancerà anche l’applicazione con l’elenco di tutti i prodotti in commercio

di SILVIA LUPERINI

BOOM di kosher. O kasher, come si dice in Italia. Sono sempre più numerosi i consumatori che si affidano alla dieta ebraica. Non tanto per ragioni religiose quanto salutistiche. E il ministero dello Sviluppo Economico ha intuito le potenzialità di questo mercato in piena espansione e ha supportato il progetto dell’Unione delle comunità ebraiche italiane che ha creato un ente certificatore nazionale con il marchio K.it, dedicato a tutte le imprese del paese e utile per chi cerca sugli scaffali dei negozi un prodotto kasher. Da Barilla a Galbani, da Lazzaroni, Bonomelli, De Cecco a tanti altri, sono numerose le aziende che si sono fatte certificare, allargando le proprie potenzialità dentro, e ancora di più, fuori dai confini nazionali. Solo nei supermercati americani, il prodotto kosher si vende il 40 per cento di più rispetto a un prodotto non certificato dello stesso prezzo. Entro la fine di giugno, per permettere ai consumatori di orientarsi meglio nella piccola e grande distribuzione, uscirà anche una app a cura del Ministero dello Sviluppo Economico per tablet e smartphone dove verranno elencati tutti i prodotti kosher italiani in commercio con relativa certificazione.

Un business salutare. Secondo la società di consulenze Lubicom, circa 35 milioni di persone nel mondo acquistano prodotti kasher, per un giro d’affari che solo negli Stati Uniti ha sfiorato nel 2015 i 15 miliardi di dollari con una crescita del 15 per cento annuo. Anche il mercato del vino kasher non risente della crisi. Forse anche perché dà la certezza che il vino viene fatto effettivamente con gli acini d’uva e non, come è capitato in qualche truffa recente con acqua e zucchero fermentati. Secondo il sito Winenews.it nel giro d’affari da 28 milioni di dollari dominano i produttori di vino d’Italia, Francia, California e Israele.

 

 

 

http://www.repubblica.it/salute/alimentazione/2016/06/13/news/arriva_la_certificazione_dei_cibi_kasher_ed_e_boom-141066547/

No Comments

Post a Comment