Il Kosher è l’insieme Di Regole Religiose Che Governano La Nutrizione Degli Ebrei Osservanti.
La Parola Ebraica “Kasher O Kosher” Significa Conforme Alla Legge, Consentito, Le Regole Principali Derivano Dalla Bibbia – La Torà.
Ecco alcune regole
Alcune regole in pratica che da più di tremila anni vengono osservate dagli ebrei in tutto il mondo
1. Divieto di consumare carne e latticini nello stesso pasto
La Torà, in tre diversi passaggi, raccomanda di non cuocere “il capretto nel latte di sua madre”. Partendo da questa norma, la tradizione rabbinica ha proibito il miscuglio, la cottura e il trarre profitto da carne e latte cucinati insieme.
È quindi vietato cucinare o consumare nello stesso pasto latte, o suoi derivati come il burro, insieme alla carne di qualsiasi animale, sia quadrupede, come il manzo, sia volatile, come il pollo.
Per questo motivo, gli ebrei osservanti utilizzano servizi di piatti e stoviglie separati, scomparti distinti nel frigorifero e anche spugne diverse.
2. Animali consentiti e non consentiti
Gli animali consentiti sono quelli ruminanti e con lo zoccolo fesso, cioè diviso in due parti, come la mucca, il vitello, la pecora e la capra.
Gli animali non consentiti sono invece quelli che non presentano entrambi questi segni, come ad esempio il coniglio, il maiale e il cavallo.
Sono esclusi dalla cucina ebraica anche tutti gli animali definiti impuri, tra cui quelli che hanno lo zoccolo o l’unghia fessi ma non ruminano, gli animali marini senza squame e senza pinne, come crostacei e molluschi, gli uccelli rapaci e i rettili.
3. Macellazione rituale degli animali consentiti
Il rituale della macellazione degli animali consentiti, chiamato Shechita, deve essere eseguito da una figura competente, chiamata Shochet. Lo Shochet deve conoscere approfonditamente le regole della macellazione rituale ed essere in possesso della licenza fornita dalla Comunità Ebraica.
La macellazione prevede l’uccisione dell’animale con un solo taglio alla gola, eseguito con un coltello affilatissimo e privo di qualsiasi difetto o graffio sulla lama. Questo permette di provocare la morte immediata dell’animale e il suo completo dissanguamento.
Successivamente vengono esaminati gli organi interni dell’animale, per controllare che non siano presenti difetti o tracce di malattia che possano renderlo impuro. Questa operazione si chiama “bediqat”, cioè controllo.
Ogni animale non macellato secondo queste regole è automaticamente considerato impuro e quindi illecito.
4. Divieto di consumare il sangue
Il sangue contiene la vitalità dell’animale ed è quindi severamente vietato nutrirsi di qualsiasi forma di sangue presente negli animali o nei volatili. Il divieto riguarda anche il sangue eventualmente presente nelle uova.
5. Divieto di mangiare parti tratte da animali vivi
Questa norma sottolinea l’importanza del rispetto dell’animale e del corretto svolgimento della macellazione rituale.
6. Divieto di mangiare un animale consentito ma non idoneo al consumo
Un animale può appartenere a una specie consentita ed essere stato macellato ritualmente, ma non essere comunque idoneo al consumo.
Se, durante i controlli successivi alla macellazione, vengono riscontrate malattie o difetti fisici, l’animale viene considerato non kasher e quindi non può essere consumato.
7. Eccezione per il sangue dei pesci consentiti
Il sangue dei pesci consentiti non rientra nel divieto, in quanto non viene considerato sangue secondo la norma stabilita dai nostri saggi.
Per il consumo della carne, dopo la macellazione è necessario che tutto il sangue rimasto venga eliminato attraverso il lavaggio con acqua e sale, per un tempo non inferiore a venti minuti e non superiore a un’ora.
Il fegato, i polmoni e il cuore, invece, devono essere trattati direttamente sul fuoco: questo è l’unico modo per renderli kasher.
8. Divieto di consumare alcune parti di grasso
Alcune parti di grasso dell’animale non possono essere consumate. Un tempo, infatti, queste parti erano riservate al servizio dei sacrifici nel Santuario di Gerusalemme.
Per questo motivo, anche quando l’animale è consentito e macellato ritualmente, alcune sue parti restano comunque escluse dal consumo.
9. Divieto di mangiare il nervo sciatico
Questo divieto ricorda l’episodio biblico di Giacobbe, che uscì azzoppato dalla lotta con l’angelo. Dopo questo evento, Giacobbe fu chiamato Israele, ovvero “colui che lotta con D-o”.
Per questo motivo, il nervo sciatico non viene consumato, anche quando l’animale appartiene a una specie consentita ed è stato macellato ritualmente.
10. Pesci consentiti
I pesci consentiti sono tutti quelli dotati di pinne e squame.
Poiché non è possibile elencarli tutti, riportiamo qui alcuni dei più comuni:
- trota;
- nasello;
- merluzzo;
- sogliola;
- branzino;
- orata;
- sarda, sardina, sardella e sardone;
- acciuga;
- tonno;
- sgombro;
- cefalo;
- triglia;
- dentice;
- cernia;
- carpa;
- aringa;
- luccio;
- pesce persico;
- marmora;
- muggine;
- passera;
- san Pietro;
- salmone;
- spigola;
- rombo, escluso quello chiodato;
platessa.
È importante ricordare che la denominazione dichiarata in pescheria non è sempre sufficiente. Per questo motivo, è preferibile non acquistare pesci senza pelle, così da poter verificare la presenza delle squame.
In generale, se un pesce ha le squame ha anche le pinne, ma non sempre vale il contrario.
Prima della preparazione, è inoltre necessario chiedere sempre al pescivendolo di:
- lavare il coltello;
- pulire il piano di lavoro;
- utilizzare strumenti puliti per il pesce destinato al nostro consumo.
11. Prodotti industriali con certificazione Kosher
Oggi, con i ritmi quotidiani sempre più intensi e la frequente necessità di consumare pasti fuori casa, seguire tutte le procedure di preparazione del cibo secondo le leggi della Kasherut può risultare complesso. Per questo motivo, si è diffusa la necessità di prodotti già pronti all’uso e certificati Kosher.
La certificazione Kosher può essere applicata a una grande varietà di prodotti, tra cui:
- ingredienti da cucina, come l’olio d’oliva;
- alimenti confezionati;
- prodotti dietetici;
- prodotti pronti all’uso.
Questa certificazione viene rilasciata da apposite associazioni rabbiniche, che si avvalgono anche della collaborazione di esperti. La presenza della certificazione è indicata sul prodotto attraverso un simbolo o una dicitura specifica, che identifica il Rabbino o l’ente certificatore.
Perché un prodotto possa essere certificato Kosher, è necessario che rispetti standard molto rigorosi. In particolare, devono essere conformi alle leggi della Kasherut:
- ogni singolo ingrediente utilizzato;
- le procedure di produzione;
- le procedure di confezionamento;
- il luogo e gli strumenti di produzione.
Il rispetto di queste regole viene verificato periodicamente da esperti direttamente nel luogo di produzione. La certificazione, che ha una scadenza e deve essere rinnovata periodicamente, può essere revocata in qualsiasi momento qualora non vengano più rispettati i requisiti richiesti.
La rigidità di queste norme rappresenta una tutela per il consumatore, indipendentemente dalla sua religione. Nel tempo, infatti, la certificazione Kosher è diventata un marchio di qualità riconosciuto in tutto il mondo.
In alcuni Paesi, come gli Stati Uniti, i maggiori consumatori di prodotti Kosher non sono necessariamente ebrei, ma persone di diverse religioni che riconoscono in questo marchio una garanzia di qualità, controllo, genuinità e purezza.
12. Quando il vino è Kosher?
Il vino ha un ruolo molto importante nella religione ebraica, poiché viene utilizzato per santificare il Sabato e le Festività che accompagnano la vita ebraica. Per questo motivo, la sua produzione segue regole specifiche e deve essere supervisionata da un’autorità rabbinica competente.
È vietato bere vino, o cucinare con aceto di vino, se questi non sono stati prodotti secondo le regole della Kasherut e sotto la supervisione del Rabbino.
Supervisione rabbinica durante la produzione
Come regola generale, ogni operazione manuale e ogni spostamento di mosto o vino devono essere eseguiti da ebrei osservanti. Saranno loro a collegare i tubi necessari e ad azionare pompe, valvole e raccordi, seguendo le indicazioni del tecnico di cantina.
Qualsiasi intervento eseguito da personale non autorizzato potrebbe compromettere l’intera vasca di produzione. Per evitare intromissioni, è quindi necessario sigillare gli impianti con due segni, uno in alto e uno in basso, tramite piombi e firma.
Pulizia degli impianti
Prima dell’inizio della produzione, tutti gli impianti in metallo o vetroresina devono essere accuratamente lavati con acqua, soda e nuovamente acqua.
Le parti di raccordo in gomma, invece, devono essere procurate nuove, così da garantire il rispetto delle procedure richieste.
Spremitura delle uve
Già dalla fase di spremitura deve intervenire il personale ebraico. Sarà il personale autorizzato a occuparsi delle operazioni necessarie, come ribaltare il camion, far arrivare le uve nella coclea, azionare la pigiatrice, la diraspatrice e le pompe che dirigono il mosto nel tino.
Anche in questa fase, ogni passaggio deve avvenire sotto controllo, per garantire che l’intera produzione resti conforme alle regole della Kasherut.
Gestione di acini, bucce e semi
Gli acini, le bucce e i semi devono essere gestiti secondo le procedure previste. Bucce e semi vengono chiusi e sigillati, per poi essere portati in distilleria dopo il trattamento dell’impianto.
I prodotti che derivano da questa fase della lavorazione vengono considerati “mevushal”, cioè vino cotto. Da questo momento, secondo le indicazioni del supervisore kosher, il prodotto può essere gestito anche dagli operatori presenti in cantina, sempre nel rispetto delle procedure stabilite.
Travaso e controllo rabbinico
A ogni travaso deve essere presente l’autorità rabbinica o il personale incaricato della supervisione kosher.
Il raffreddamento può essere seguito da una fase di stasi del vino, necessaria per completare correttamente il processo produttivo.
Ingredienti e sostanze consentite
Durante la produzione è consentita l’immissione di alcune sostanze, purché conformi alle regole previste. Tra queste rientrano:
- anidride solforosa, SO?;
- zuccheri controllati, sotto forma di mosto concentrato certificato;
- saccaromiceti controllati dal Rabbinato francese, come KL Lavine o prodotti simili accompagnati da certificazione kosher;
- bentonite.
Nel caso degli zuccheri, è necessario che siano certificati. Poiché possono essere difficilmente reperibili in Italia, è possibile verificarne la disponibilità in Francia o in Israele.
Bollitura o cottura del vino
La bollitura, o cottura, è una fase necessaria perché modifica lo stato del prodotto rispetto agli addetti professionali e tecnici che, dopo questa fase, possono intervenire manualmente secondo le procedure previste.
Nella recente esperienza vinicola, questa fase viene eseguita collegando un pastorizzatore a un refrigeratore. Il vino passa per 4 o 5 secondi alla temperatura di 86 °C, per poi essere immediatamente raffreddato a -4 °C.
Questa procedura permette di mantenere le qualità organolettiche del prodotto, senza perdita significativa di aroma e profumo.
Filtraggio del vino
Il filtraggio è necessario per ottenere un prodotto Kasher Le Pesach. In questa fase bisogna controllare che i filtri in cellulosa non contengano amidi o derivati da altri cereali.
La maggior parte dei filtri in commercio, se certificati, risponde a questi requisiti.
Imbottigliamento
Dopo la preparazione e la pulizia dell’impianto, è possibile procedere con l’imbottigliamento, utilizzando bottiglie nuove e pulite secondo la normale procedura.
La norma ebraica richiede che siano presenti tre segni di riconoscimento della specificità del prodotto:
- l’etichetta;
- l’eventuale retro etichetta o, in alternativa, la capsula termica;
- il tappo con segno di riconoscimento o marchio del Rabbinato.
Etichetta e certificazione Kosher
Sull’etichetta deve comparire il nome del Rabbino che ha eseguito il controllo e rilasciato il certificato. L’etichetta può eventualmente essere applicata anche sulle scatole d’imballaggio.
Sarà l’autorità rabbinica a rilasciare, di volta in volta, il numero di etichette o tappi necessari all’operazione.
La produzione annuale sarà infine accompagnata da un certificato Kosher, rilasciato da un’agenzia competente o da un Rabbino qualificato.
























